Ritenuta d’acconto: cos’è, come funziona e alcuni esempi

June 18, 2019
Beesy
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Che cos'è la ritenuta d'acconto e come funziona? In questo articolo condividiamo alcuni chiarimenti ed esempi sulla ritenuta d'acconto 2019.

Ritenuta d’acconto: cos’è e come funziona
Professionisti iscritti ad una cassa di previdenza
Professionisti privi di cassa di previdenza - gestione separata INPS

Ritenuta d’acconto: cos’è e come funziona

La fattura con ritenuta d’acconto è tipica del lavoro autonomo professionale.

Si tratta di una una trattenuta Irpef o Ires che viene applicata alle somme che il libero professionista percepisce dal cliente titolare di partita IVA. Rappresenta di fatto, un anticipo delle tasse, il cui versamento deve essere effettuato da coloro che ricevono la prestazione.

Attualmente esistono diverse forme di ritenuta d’acconto ma quelle più usate sono:

1) le ritenute a titolo di acconto: che prevedono una ritenuta del 20% da parte di chi riceve la prestazione (30% nel caso di soggetti non residenti per i quali la ritenuta non è a titolo di acconto dell’imposta bensì a titolo definitivo).

2) le ritenute a titolo di imposta: che prevedono che ai fini della tassazione sul totale si versi solo l'aliquota al 20%.

In questo articolo vogliamo fornire qualche chiarimento sulla ritenuta d'acconto 2019, applicata in fattura dai liberi professionisti, in regime ordinario (i liberi professionisti in regime forfettario, infatti, non devono applicare la ritenuta d’acconto in fattura).  

Ricordiamo che per i professionisti iscritti al regime ordinario è obbligatoria l’emissione della fattura elettronica.

La ritenuta d’acconto, pari al 20%, si calcola e va applicata, solo nel caso in cui la prestazione professionale sia svolta a favore di persone fisiche titolari di partita Iva o persone giuridiche (società).

In questi casi, la fattura emessa dal professionista, deve contenere obbligatoriamente la ritenuta d’acconto e ciò implica che il suo cliente debba versare la relativa trattenuta all’Erario compilando il modello F24, come anticipo di tassazione per conto del professionista.

Nel calcolo della base imponibile su cui calcolare la ritenuta rientrano:

  • compensi professionali
  • i rimborsi a piè di lista per le spese di viaggio, vitto e alloggio
  • tutte le spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal committente, anche se le fatture risultano intestate, oltre che al professionista, anche al committente nell’interesse del quale sono state sostenute

Non concorrono, invece, alla formazione della base imponibile:

  • i rimborsi per le spese anticipate per conto del committente purché siano documentate in modo chiaro e non siano relative alla produzione del reddito di lavoro autonomo

Non va invece applicata la ritenuta d’acconto su compensi di importo inferiore a 25,82 euro, sempre che non siano degli acconti sull’importo totale della prestazione, corrisposti da enti pubblici e privati, non aventi a oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, per prestazioni di lavoro autonomo occasionale.

In tema di ritenute d’acconto è importante vedere quali siano le modalità di emissione della fattura con ritenuta e come si differenzia il calcolo della fattura con ritenuta a seconda della tipologia di professionista che effettua la prestazione.

Dal punto di vista del trattamento previdenziale i professionisti possono essere divisi in due categorie:

  • Liberi professionisti privi di una specifica cassa di assistenza e previdenza di categoria ed iscritti alla Gestione separata dell’INPS;
  • professionisti provvisti di una cassa di previdenza di categoria a cui sono tenuti ad iscriversi e a versare i contributi annui.

Entrambe le categorie di professionisti addebitano ai propri clienti in fattura una maggiorazione di natura previdenziale, generalmente pari al 4% dell’imponibile, ma diverso è il trattamento fiscale di tale maggiorazione a seconda che si appartenga all’una o all’altra categoria.

Professionisti privi di cassa di previdenza - gestione separata INPS

I liberi professionisti che svolgono un’attività per la quale non è prevista una cassa previdenziale di categoria (prevista ad esempio per gli avvocati, i geometri, i medici etc.) devono iscriversi alla Gestione Separata dell’Inps.

E’ scelta del professionista se addebitare o meno in fattura ai propri clienti una percentuale nella misura del 4% (chiamata anche rivalsa) dei corrispettivi lordi.

Se il libero professionista decidesse di applicare la rivalsa del 4% in fattura, deve tenere presente che:

  • la rivalsa del 4% deve essere assoggettata ad IVA;
  • essendo una maggiorazione del corrispettivo, è imponibile anche ai fini IRPEF e pertanto deve essere assoggettata a ritenuta d’acconto del 20%.

Facciamo un esempio relativo al calcolo della fattura con ritenuta emessa da un libero professionista iscritto alla gestione separata INPS per servizi di consulenza del valore di € 1.000.

Consulenza gestionale: € 1.000,00

Rivalsa INPS 4%: € 40,00

Totale Imponibile (consulenza + rivalsa): € 1.040,00

IVA 22% (calcolata su € 1.040): € 228,80

Totale Fattura: € 1.268,80

- Ritenuta d’acconto 20% (calcolata su € 1.040): - € 208,00

Totale da pagare: € 1.060,80

Come si vede dall’esempio, la ritenuta del 20% è calcolata sia sui servizi che sulla rivalsa del 4%. Il cliente pagherà al libero professionista € 1.060,80 e verserà la ritenuta d’acconto all’erario tramite F24 (codice 1040) per € 208,00 entro il 16 del mese successivo a quello del pagamento.

Professionisti iscritti ad una cassa di previdenza

I professionisti che svolgono un’attività per la quale è prevista l’iscrizione ad un albo professionale (ad esempio dottori commercialisti, architetti, medici, ingegneri…) hanno una cassa di previdenza di categoria alla quale iscriversi e alla quale versare i relativi contributi.

Parte di questi contributi, detti “contributi integrativi”, vengono addebitati dal professionista in fattura al cliente in quanto è previsto l’esercizio del diritto di rivalsa.
Generalmente tale rivalsa è pari al 4% del compenso, ma è necessario verificare le regole della propria cassa di previdenza di appartenenza, poiché questa percentuale può variare (dal 2 al 5%).

Da un punto di vista fiscale tale contributo integrativo:

  • deve essere assoggettato ad IVA;
  • non avendo la natura di corrispettivo, non è soggetto ad Irpef e pertanto non è incluso nel calcolo della ritenuta d’acconto del 20%.

Facciamo un esempio relativo al calcolo della fattura con ritenuta emessa da un avvocato iscritto cassa degli avvocati per servizi di consulenza legale del valore di € 1.000.

Consulenza legale: € 1.000,00

Contributo integrativo 4%: € 40,00

Totale Imponibile (consulenza + rivalsa): € 1.040,00

IVA 22% (calcolata su € 1.040): € 228,80

Totale Fattura: € 1.268,80

- Ritenuta d’acconto 20% (calcolata su € 1.000): - € 200,00

Totale da pagare: € 1.068,80

Come si vede dall’esempio, la ritenuta del 20% è calcolata solo sulla consulenza legale e non sul contributo integrativo del 4%. Il cliente pagherà al libero professionista € 1.068,80 e verserà la ritenuta d’acconto all’erario tramite F24 (codice 1040) per € 200,00 entro il 16 del mese successivo a quello del pagamento.

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