Quante tasse deve pagare un libero professionista?

June 18, 2019
Beesy
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Per un professionista non è semplice capire quante imposte deve pagare, infatti la tassazione varia a seconda del regime e di altri elementi. In questo articolo vediamo in modo semplice e chiaro tutti gli adempimenti di un libero professionista a seconda del suo regime e delle caratteristiche della sua attività.

Quante tasse paga un libero professionista?
Come funziona il calcolo delle imposte
L’apertura della Partita IVA
Quante tasse paga un professionista in regime ordinario (contabilità semplificata)?
Quante tasse paga un professionista in regime forfettario?

Quante tasse paga un libero professionista?

Non è semplice per un professionista quantificare le imposte da pagare nell’anno, in quanto la tassazione varia, a seconda del regime fiscale adottato (forfettario o ordinario), a seconda del tipo di attività esercitata e di numerosi altri elementi, come i costi e i contributi previdenziali.

L’ apertura della Partita IVA come libero professionista di per sè non comporta il pagamento delle imposte, nè sono previste delle tasse di importo fisso per tenere la partita IVA aperta.

Tuttavia, avere una partita IVA comporta degli obblighi, quali:

  • l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi e gli altri adempimenti eventualmente ad essa connessi
  • l’obbligo di tenuta della contabilità (le cui regole variano a seconda del regime fiscale adottato: forfettario o ordinario)
  • l’obbligo di aprire una posizione previdenziale (se il professionista ha un ente previdenziale di appartenenza, es: avvocati, geometri, architetti, psicologi, è tenuto a pagare dei contributi anche quando non produce reddito. L’unica eccezione è la gestione separata INPS, nella quale si pagano i contributi in base al reddito prodotto)

Vediamo quali sono i costi e le imposte che il freelance deve tenere presente, nello svolgimento della sua attività professionale.

L’apertura della Partita IVA

L’inizio di un’attività come libero professionista comporta solitamente i seguenti adempimenti:

  • apertura della Partita IVA
  • eventuale pagamento della quota annua all’albo professionale di riferimento
  • iscrizione ad una cassa previdenziale o alla Gestione separata

Come abbiamo detto il libero professionista, a meno che non si rivolga ad un intermediario, non deve pagare nulla per aprire la partita Iva; la richiesta può essere effettuata:

  • tramite il canale telematico dell’Agenzia delle Entrate Fisconline
  • recandosi personalmente presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate più vicino
  • attraverso provider web specializzati che offrono un servizio completo di commercialista online

In questa fase di avvio dell’attività, è necessario tenere in considerazione che se il libero professionista è iscritto ad albi professionali, sarà tenuto a pagare una quota annua, che varia a seconda della categoria a cui è iscritto.

Parlando invece del regime previdenziale, se la categoria professionale del freelance ha una cassa previdenziale di riferimento, è necessario iscriversi. Ogni cassa ha un suo regolamento, ma nella maggior parte dei casi gli iscritti sono tenuti a pagare un contributo minimo annuo (detto anche contributo soggettivo), anche in assenza di redditi ed un contributo in percentuale sul reddito.

Ad esempio la Cassa Nazionale degli Ingegneri e Architetti ha un contributo fisso per il 2019 di € 2.932, quella dei Geometri di € 4.940, mentre quella dei Biologi di € 1.307.

In ogni caso, numerose casse prevedono una riduzione dei contributi per i neoiscritti.

Se il libero professionista non ha una cassa di previdenza specifica, deve allora iscriversi alla gestione Separata dell’Inps; come abbiamo detto, non c’è un contributo minimo, ma si paga in base al reddito.
Le aliquote della gestione separata per l’anno 2019 sono il 25,72%; per chi è iscritto ad altre gestioni (es. lavoratori dipendenti) o è pensionato, l’aliquota scende al 24%.

Facciamo un esempio: un libero professionista che come fonte di reddito la sola attività professionale e che  ha un reddito imponibile di 15.000 euro, dovrà versare alla gestione separata dell’INPS € 3.858,00.

Riassumendo: sono un freelance, che cosa devo pagare?

Sintetizzando il più possibile, ma spiegheremo tutto in seguito:

Se sei un professionista nel regime forfettario, dovrai tenere in considerazione:

  • imposta sostitutiva
  • contributi previdenziali (casse professionali o gestione separata INPS)

Se sei un professionista nel regime ordinario, dovrai tenere in considerazione:

  • IRPEF
  • Irap (può non essere applicata, a seconda dei casi)
  • Addizionali regionali e comunali
  • Sei assoggettato ad IVA
  • contributi previdenziali (casse professionali o gestione separata INPS)

Come funziona il calcolo delle imposte

Le imposte applicate sul reddito variano molto a seconda del regime fiscale utilizzato: è possibile scegliere, tra il regime agevolato forfettario e il regime ordinario, che, a seconda del reddito, può essere in contabilità semplificata o ordinaria.

Le scadenze ed i termini per il pagamento delle imposte sono le stesse per tutti (regime ordinario o forfettario): ogni anno i contribuenti, sono chiamati a predisporre la propria dichiarazione dei redditi e provvedere al pagamento degli importi dovuti a saldo ed in acconto.

L’acconto viene versato nel corso dello stesso anno al quale il reddito si riferisce.

Esempio:  per i redditi dell’anno 2019 — l’acconto d’imposta verrà versato nell’anno 2019 (I° acconto il 30 giugno, II° acconto il 30 novembre 2019).

Il saldo, invece, viene versato nell’anno successivo.

Esempio:  per i redditi dell’anno anno 2019 — saldo d’imposta versato nell’anno 2020 (30 giugno 2020).

Il saldo e la prima rata di acconto possono essere versati in rate mensili, da completarsi entro il mese di novembre, mentre l’acconto di novembre deve essere pagato in unica soluzione.

E’ importante tenere presente che i liberi professionisti che aprono una partita IVA nel 2019 non sono tenuti al versamento degli acconti, che verseranno nell’anno successivo. Per questo motivo è importante conoscere l’importo delle tasse da pagare ed iniziare a mettere dei soldi da parte per i pagamenti futuri.

Come si calcolano gli acconti?

La misura dell’acconto viene determinata con il metodo storico, ossia in base all’imposta dovuta in base alla precedente dichiarazione.

Esempio:  per  l’acconto da versare nell’anno 2019, relativo al reddito conseguito nello stesso anno 2019, viene calcolato tenendo conto dell’imposta dovuta sul reddito relativo all’anno 2018.

Più precisamente l’acconto è pari al 100% dell’imposta dovuta in base alla precedente dichiarazione, (al netto delle ritenute d’acconto figuranti nella medesima dichiarazione, se presenti). Se l’imposta dovuta sul reddito 2018 è pari a € 1.000, gli acconti da versare nel 2019 saranno pari ad € 1.000.

L’acconto è sempre dovuto?

Non sempre, non è dovuto se l’importo sul quale va calcolato l’acconto è pari o superiore a € 51,65.

Inoltre - nell’ipotesi in cui il freelance prevedesse di conseguire un reddito 2019 inferiore a quello del 2018 - al fine di evitare un maggior esborso finanziario gli è consentito di versare esclusivamente gli acconti dovuti sulla base di un calcolo previsionale.

Come si pagano gli acconti?

L’acconto può essere versato tramite F24 con una delle seguenti modalità:

  • In unica soluzione entro il 30 novembre se l’importo dovuto è inferiore ad €. 257,52;
  • In due rate, se l’importo dovuto è pari o superiore ad €. 257,52, di cui:

Il primo acconto, nella misura del 40% deve essere pagato entro il 30 giugno; il professionista può decidere se pagare l’importo in un’unica soluzione o se suddividerlo in rate (fino ad un massimo di 6 rate da giugno a novembre).

Il secondo acconto, nella restante misura del 60%, deve essere versato entro il 30 novembre.

Come si paga il saldo?

Il saldo invece deve essere versato tramite F24 entro il 30 giugno.

Il professionista può decidere se pagare l’importo in un’unica soluzione o se suddividerlo in rate (fino ad un massimo di 6 rate da giugno a novembre).

Se l’importo dovuto non supera i 12 €, non occorre effettuare il versamento né la compensazione con altre imposte.

Quante tasse paga un professionista in regime forfettario?

Il regime forfettario, comporta una tassazione sostitutiva del 15% (5%, per le nuove attività, per i primi 5 anni): non sono applicate Irpef, addizionali, Irap, Iva, non si è soggetti agli studi di settore e non si devono tenere le scritture contabili, ma soltanto registrare e numerare le fatture.

Il reddito però non è inteso come ricavi meno costi, ma si determina applicando al fatturato un coefficiente di redditività, pari, per i liberi professionisti, al 78%.

In pratica, se il professionista fattura 10mila euro, paga i contributi e imposte sulla base di 7.800 euro.

Quante tasse paga un professionista in regime ordinario (contabilità semplificata)?

La contabilità semplificata comporta l’assoggettamento del reddito (inteso, semplificando al massimo, come ricavi al netto dei costi inerenti l’attività) all’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

L’imposta non ha un ammontare fisso, ma è modulata ad aliquote e scaglioni:

  • fino a 15.000 euro, l’imposta è pari al 23%;
  • da 15.0001 a 28.000, è pari al 27%;
  • da 28.001 a 55.000, è pari al 38%;
  • da 55.001 a 75.000, è pari al 41%;
  • da 75.001, è pari al 43%.

In pratica, se il professionista, ha un reddito imponibile (ricavi meno costi, dedotti i contributi) di 25.000 euro l’anno, verserà allo Stato:

  • il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3,450 euro,
  • ed il 27% sui restanti 10.000 euro, pari a 2.700 euro,

per un totale Irpef di 6.150 euro, non tenendo in considerazione eventuali ulteriori detrazioni.

Come funzionano le detrazioni per un professionista?

La detrazione è un importo che non diminuisce il reddito, come la deduzione, ma che si sottrae direttamente dall’imposta. Sono numerose le detrazioni previste nel nostro ordinamento: per tipologia di reddito prodotto, per familiari a carico, per oneri e spese.

Le detrazioni non sono applicate all’imposta sostitutiva che pagano i professionisti nel regime forfettario o in quello dei minimi.

I contributi pagati alla cassa di categoria e alla gestione separata INPS si deducono dalle tasse?

I contributi pagati alla gestione previdenziale di categoria o alla gestione separata INPS sono un onere deducibile: in pratica, vengono sottratti dal reddito imponibile del professionista, cioè dal reddito da sottoporre a tassazione. La deducibilità vale anche per i professionisti che aderiscono al regime forfettario.

A quanto ammonta l’Iva dovuta da un professionista?

Il freelance in regime ordinario, a differenza dei forfettari, è assoggettato all’Iva, l’imposta sul valore aggiunto. A differenza dei forfettari può detrarre l’Iva sugli acquisti (che per i forfettari è un costo), ma deve emettere le proprie fatture assoggettandole ad Iva (la cui aliquota ordinaria è pari al 22%).

Facciamo un esempio: se il professionista fattura, nel trimestre, 2.000 euro, addebita al cliente complessivamente 2.440 euro (2.000 di compenso, più 22% Iva, pari a 440 euro).

Ipotizzando che abbia effettuato acquisti pari a 1.000 euro, assoggettati ad un’IVA del 22% (totale 220 euro), la liquidazione trimestrale risulterà la seguente:

440 euro (Iva addebitata al cliente) –

220 euro (Iva acquisiti detraibile) =

220 euro (Iva da liquidare all’erario).

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